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Com'è andata? Come stai?

Cosa vuoi chiedere a tuo figlio, a un tuo atleta, a una qualsiasi persona a cui vuoi bene?

Spesso non ci accorgiamo che ponendo una domanda, inevitabilmente interpretiamo la risposta nel modo che ci sembra più opportuno.

Qualcuno mi ha insegnato che molto spesso noi non rispondiamo davvero alla domanda, ma all’interpretazione della domanda e spesso, quando qualcuno risponde alle nostre domande, interpretiamo la risposta invece di ascoltare per capire con la dovuta precisione la risposta.

Permettimi di raccontarti un breve aneddoto, che per me è stato illuminante e che mi ha portato a definire con maggior attenzione ciò che chiedo, in funzione di ciò che veramente voglio sapere.

F. è una ragazza che pratica sport a livello agonistico: a un certo punto incomincia a notare la mancanza di piacere nel fare sport, sente di viverlo come un peso e un’imposizione e non si sente serena; la sua idea è di abbandonare l’attività agonistica.

Papà, mamma e allenatore si riuniscono con lei per comprendere ragioni ed eventuali possibili soluzioni attuabili per continuare l’attività ritrovando tutto ciò che un’adolescente che fa sport dovrebbe vivere (passione, divertimento e così via).

Tralascio in questo frangente di analizzare una questione spinosa: “quanti bambini, ragazzi e adolescenti vivono lo sport agonistico veramente nella maniera migliore per loro, quella che li fa veramente stare bene, crescere ed evolvere come persone?”

F. dopo una partenza un po’ titubante prende gradualmente coraggio e comincia a snocciolare tutto ciò che non va e tutto quello che desidererebbe. In un crescente dispiegarsi di idee arriva al punto chiave:

“e poi a voi [rivolgendosi ai genitori] non interessa realmente di me”

Affermazione piuttosto dura e destabilizzante per qualsiasi genitore. Dopo qualche istante di esitazione il papà prende in mano la situazione dicendo:

“Come? Non è vero: ti chiediamo sempre informazioni riguardo a quello che hai fatto…”

Ed ecco una risposta che può valere più di 1000 libri su come comportarsi con i figli:

“VOI MI CHIEDETE SEMPRE COM’È ANDATA, COME STA ANDANDO… MAI COME MI SENTO!”

In un attimo mi sono ritrovato nelle domande che da genitore e da allenatore ho posto (e che mi sono sentito porre da figlio e da atleta) nell’arco della vita.

Quante volte a un figlio, a un atleta che alleniamo o a un alunno che abbiamo a scuola chiediamo sinceramente come si sente? Quali emozioni prova?

Forse è solo la mia esperienza personale, la tua può essere totalmente diversa, tuttavia sento molto spesso chiedere soltanto:

com’è andata a scuola? Che voto hai preso?

Che lega in maniera subdola un bel voto al fatto che a scuola sia andata bene.

Stesso meccanismo che nello sport si manifesta con questa formula:

com’è andata? Cosa sei arrivato? E Tizio, Caio e Sempronio sono davanti o dietro?

Innescando la suggestione che il valore di un’esperienza (se una cosa è andata bene o

male, insomma) dipenda solo dal risultato, cestinando il parametro  delle emozioni che

la persona ha vissuto e generando tutta una serie di complicanze emotive riguardo lo

sport agonistico, le prestazioni scolastiche e così via (già solo il fatto che si usi

la parola “prestazioni” abbinata all’apprendimento dovrebbe far inorridire…)

Poteri andare avanti… Com’è andata in gita? Ti sei comportato bene?

Nei migliori dei casi, quando tutto è andato per il meglio, la risposta non ha nulla a

che vedere con il modo in cui si sente la persona, con quali emozioni sta vivendo, se

sta bene facendo ciò che fa o se lo fa in uno stato di malessere.

In fondo, la domanda non lo chiede e se le cose vanno bene e girano bene dal punto di vista dei risultati, siamo portati a concludere che quindi anche a livello emotivo debbano andare bene (questa in PNL si definisce un’equivalenza complessa).

Se dopo un concerto avessimo chiesto a Kurt Cobain, Michael Jackson o Amy Winehouse come andavano le cose, probabilmente ci avrebbero risposto “bene, molto bene, tanta gente, tanti dischi venduti” e cose simili. Ma se gli avessimo chiesto “come stai? Come ti senti?” quali risposte avremmo ricevuto?

La domanda com’è andata? riguarda le cose che vengono fatte, le azioni e i risultati.

La domanda come stai? riguarda le percezioni, le emozioni e le sensazioni che la persona prova.

Sono due ambiti collegati e influenzati, ma diversi.

Quindi, cosa vuoi chiedere a tuo figlio, a un tuo atleta, a una qualsiasi persona a cui vuoi bene?

 

 

Superallenamento: da fisico a mentale

 

Nello sport il cuore deve battere tanto e bene...

Nel “lavoro” il cuore deve battere tanto e bene...

Nella vita il cuore deve battere tanto e bene...

 

MA....

 

ci sono anche dei momenti in cui il cuore non deve battere tanto.

Se sei un esperto in PNL o appassionato di tecniche di vendita ti sarà già sorta in automatico la caratteristica domanda << tanto rispetto a che cosa?>>

 

E' un periodo in cui ho un particolare rapporto e mi trovo a ricondurre numerosi processi professionali e di vita alla SUPERCOMPENSAZIONE, che così acquisisce un sapore simile al popolarissimo “principio di Pareto”.

 

In ambito di attività fisica la SUPERCOMPENSAZIONE è quel particolare processo fisiologico attraverso il quale il corpo si allena, reagendo agli stimoli dell'allenamento durante la fase di recupero, si ricostruisce più forte di quanto non lo fosse prima dello stimolo e questo gli permette di migliorare per resistere e vincere gli stimoli sempre più intensi che potranno giungere successivamente.

 

Al di là delle meravigliose sperimentazioni su come aumentare l'efficacia e la resa della supercompensazione attraverso l'autoipnosi, che può essere di specifico interesse di sportivi, ciò di cui mi sono reso conto è della forte attinenza fra la supercompensazione ed una strategia mentale che può innescare quella fase di consapevolizzazione che porta a dare il via al cambiamento.

 

Troppo spesso alcune persone ignorano, alcuni segnali evidenti che li interessano e che gli stanno gridando a gran voce che qualcosa non funziona ed è ora di cambiare qualcosa. Troppo spesso nonostante frequentino corsi e si approccino a discipline che insegnano come ascoltarsi, come leggersi e come capirsi le cose rimangono invariate.

 

Un giorno ho chiesto ad un atleta di alto livello: << come fai a sapere quando sei in una fase di superallenamento?>>

 

Qui è necessaria anche una sintetica spiegazione di cos'è il SUPERALLENAMENTO. E' una fase in cui, anche se il nome porterebbe a pensare diversamente, ad ogni stimolo dell'allenamento il fisico ha una perdita di prestazione e decrementa le proprie potenzialità. Generalmente se non è una fase voluta (per poi sfruttare una maggiore supercompensazione, ad esempio i cosiddetti periodi di “carico”) è dovuta ad un insufficiente tempo o qualità di recupero.

 

Ora, se sei un profondo conoscitore dei processi ipnotici, vedendo i prossimi grafici non potrà non saltarti all'occhio un'estrema somiglianza del superallenamento con l'approfondimento della trance attraverso il frazionamento.

 

Un'atleta generalmente dovrebbe conoscere questi processi, per potersi ascoltare e capire e prendere in considerazione la situazione e le eventuali modifiche necessarie ai suoi programmi di allenamento. E' più facile di quanto sembra!!! Le sensazioni di stanchezza, mancanza di voglia, di energia, svogliatezza (rispetto ad un andamento generale differente) possono essere un campanello di allarme, pulsazioni a riposo più alte del solito possono essere un sintomo, fatica elevata con poca resa e pulsazioni piuttosto contenute durante l'attività possono significare periodo di superallenamento.

Ciò che personalmente mi è sempre sembrato chiaro, facile ed intuitivo, con un buon grado di soggettività è il sistema delle pulsazioni a riposo.

 

A questo punto forse, o ti sei appassionato all'attività sportiva o ti starai chiedendo cosa centra tutto ciò con le strategie mentali e con il cambiamento.

 

Nella mia esperienza personale ho potuto consapevolizzare una sorta di supercompensazione e di superallenamento nelle diverse aree, con particolare funzionalità in quella professionale.

 

Ci sono stati momenti in cui iniziando una nuova avventura professionale, ad ogni sfida, ad ogni ostacolo sentivo una forza crescente ed una fiducia profondissima sul fatto che avrei risolto in maniera efficace qualsiasi situazione avversa e questo mi rendeva ancor più appassionato e forte. Ci sono state situazioni e momenti in cui anche piccoli inceppi, risolvibili con una certa facilità, situazioni che spesso altro non erano che variabili dell'attività, mi assorbivano eccessive energie, mi toglievano passione e mi trascinavano fondamentalmente in un lamentoso procedere stancante e poco performante.

In quest'ottica riconosco la prima situazione come una supercompensazione (ad ogni stimolo miglioro, cresco, imparo) e la seconda come un superallenamento (ad ogni stimolo decremento, peggioro gradualmente e incessantemente).

 

Fortunatamente ogni buon atleta sa, anche a volte senza sapere di saperlo, che se non ha quelle sensazioni giuste per quel che sta facendo, deve cambiare qualcosa e il più delle volte lo fa, e probabilmente è questo che fa di lui un buon atleta.

 

Nella vita, nell'amore, nel lavoro, non abbiamo le pulsazioni a fare da indicatore, ma ci rimangono le sensazioni, l'energia, la voglia, che possiamo percepire e monitorare con molta naturalezza, perchè è un qualcosa che sappiamo fare anche se non sappiamo di saperlo fare.

Tuttavia ci sono un paio di strumenti tanto inconsci come il battito del cuore che possiamo utilizzare per capire quando siamo in superallenamento o in supercompensazione! Il riso e il sorriso!

Torna con la mente ad una situazione o a un periodo in cui stavi proprio bene, che ti sentivi al top. Fai una stima di quanto e quanto facilmente sorridevi e ridevi. Se nella situazione attuale o in qualche particolare area della tua vita ti accorgi di avere livelli molto diversi da allora, forse devi valutare di non essere in una fase di superallenamento e cambiare qualcosa affinchè tu possa riprendere le tue performance. Se troppo di frequente gli stimoli sfidanti tendono a buttarti giù invece che indurti carica e passione, prendi in considerazione se tu stia passando una fase di superallenamento e cambia anche una piccola cosa dei tuoi programmi mentali, una piccola abitudine, inserisci un nuovo comportamento o togline uno vecchio. Genera movimento, perchè il movimento crea la dimensione e la dimensione è vita e cambiare è facile e veloce!!!

 

Tempo organizzazione efficacia

Qualche giorno fa dovevo fare un viaggio di 3/4 ore, portando con me i bimbi di 2 e 5 anni. Chi di voi ha esperienze di questo tipo, specialmente muovendosi in periodo di vacanze, sa che il tempo può distorcersi in maniera importante rispetto a quanto programmato, un po’ come può succedere in stato di trance. Quando questo succede con bambini a bordo, la cosa può diventare impegnativa e quindi può essere utile trovarsi sufficientemente organizzati per ogni evenienza.

Nel rispetto di questa filosofia personale ho deciso di portare con me un po’ di uva che, dovendo lasciare casa per alcuni giorni, mi faceva anche comodo eliminare dal frigo… Lavo l’uva, snocciolo ogni acino dal grappolo e lo lascio cadere nel lavandino prima di riporlo in una bacinella, scelta per le dimensioni, per il fatto di essere dotata di coperchio… e un po’ perché è la prima che mi è saltata in faccia  che per portatori seriali di scotoma è una buona cosa smile

Comincio a riempire la bacinella raccogliendo casualmente acini d’uva e rovesciandoli nel contenitore. A un certo punto, mi ritrovo ad avere ancora acini senza dimora e la capacità del contenitore è terminata! Alcuni secondi di smarrimento… una vocina (la mia) proveniente da dietro, sulla destra, esclama “che notizia!!!” e la mia attenzione visiva si focalizza su quanti spazi liberi ci siano ancora in mezzo ai vari acini già riposti; un’altra voce (che giunge da posizione diversa rispetto a prima) comincia a ricordarmi i passi di una famosa storiella molto utilizzata nel coaching e nel miglioramento personale in genere per far comprendere come attuare una buona gestione del tempo.

Vedo mentalmente il protagonista della storia e poi immagino come trasporterò il concetto fondamentale per risolvere la mia situazione, nasce così una sensazione di soddisfazione mista a curiosità e con un sorriso (oltre a rendermi conto di aver estrapolato una strategia mentale che mi porta a trovare le soluzioni) rovescio tutto il contenuto del barattolo nel lavandino e riprendo il lavoro di riempimento dello stesso.

Questa volta però sono organizzato, ho un obiettivo (far stare tutti gli acini nel contenitore), ho una strategia e un piano d’azione per raggiungere il mio intento, che ho già valutato realizzabile, e ho delle priorità (mi interessa maggiormente portare con me gli acini più grandi).

Una delle cose che sento molto spesso è  “non ho tempo” e noto che molti credono a se stessi quando la dicono (invece di credere in se stessi come suggerirebbe Mattia) e si disperano per questo. Mi piace sempre fare un po’ il dispettoso ribattendo che il tempo lo abbiamo tutti, non sappiamo quanto, tuttavia sappiamo che nelle 24 ore scandite dall’orologio possiamo farci stare un certo numero di attività che richiedono una certa quantità di tempo, quindi “il tempo ce l’hai, è che lo hai riempito con attività che non ti hanno permesso di farci stare anche queste altre cose!!!”  smile Di solito la risposta è che è proprio così, e con una risata tutto finisce.

Riprendo il mio lavoro e comincio a scegliere gli acini più grandi per poi posizionarli con cura e ordine nel contenitore, poi prendo quelli medi andando a incastrarli in maniera ordinata affinché gli spazi liberi si riempiano nel modo più efficace possibile e così via dagli acini più grandi a cui ho dato priorità fino a quelli più piccoli che ogni tanto inserisco qui e là in alcuni spazi che mi sembrano ideali, dando così un senso anche alle ore passate a giocare a Tetris in età adolescenziale… è proprio vero: nel  passato stanno gli insegnamenti!”  smile Riempio il contenitore e non ho più acini! Posso posizionare il coperchio e chiudere, esultando per questo enorme risultato, godere delle piccole cose mi allena e mi tiene preparato a godere con l’intensità dovuta a quelle grandi! Strada facendo, 3 o 4 acini non hanno superato il controllo qualità e sono stati eliminati, un po’ come quando accorgendoti di un’abitudine di bassa qualità la guardi con estrema sincerità e la elimini!

Quanto può essere vantaggioso nella gestione del tempo di una persona, nell’organizzazione aziendale e nello sport potersi fermare per consapevolizzare quali sono gli obiettivi a cui puntare, valutare le capacità disponibili, le abilità, gli strumenti o le azioni che vogliamo e possiamo inserire e in relazione a tutto ciò sviluppare le strategie più utili con un piano d’azione concreto che ci porti al risultato?

 

 

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